La pasticceria: un’arte dalle origini antiche

L’arte della pasticceria è molto antica, risale addirittura all’epoca ellenica. Si narra che il primo biscotto nacque da un errore del cuoco di Giasone. Prima di partire con gli Argonauti alla ricerca del Vello d’oro, infatti, l’eroe ordinò al cuoco di preparare del pane da portare in viaggio. Il cuoco, però, si addormentò e, quando si precipitò al forno, preoccupato di aver bruciato il pane, lo trovò semplicemente appiattito, secco e leggero.

Giasone decise di portarlo ugualmente con se e fece bene, perché fu l’unico alimento nella cambusa che non ammuffì. Tracce di questo “antenato” del biscotto si riscontrano anche nella cultura latina, dove si parla di Panis nauticus (la “galletta” dei marinai, forse proprio per la leggenda legata a Giasone) sia Biscoctus, ossia “cotto due volte”.

Nel corso del tempo l’arte dolciaria si è affinata e i pasticceri di oggi sono molto diversi dai pistores dolciarii dell’antica Roma. Anche la clientela è molto esigente sia sotto il punto di vista del gusto, sia per quanto riguarda l’estetica: sebbene la torta di mele della nonna resti sempre imbattibile, non si può non notare il grande proliferare di negozi di cake design che stuzzicano con torte sempre più belle.

Fare il pasticcere non è un mestiere semplice e richiede sacrifici: come tutti gli impieghi nell’ambito della ristorazione e dell’intrattenimento, si lavora quando gli altri si divertono e forse è per questo che, negli ultimi anni, sempre meno giovani hanno deciso di intraprendere questa professione. Tuttavia, secondo i dati del 2011 rilasciati dall’Università dei Sapori di Perugia, a un anno dal diploma di base, il 71% degli studenti viene assunto [fonte: www.umbrialeft.it/]. Un dato che, insieme alla crisi, sta spingendo verso un’inversione di tendenza, tanto che, in Abruzzo, il corso per pasticceri organizzato dalla regione ha ricevuto talmente tante richieste da mandare in tilt il sistema e costringere la direzione a prorogare il termine delle iscrizioni.

A dimostrazione che non tutti i giovani sono “choosy” e bamboccioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *