Piccola fotografia della scuola italiana

Nei giorni scorsi il Centro Studi di Confindustria ha presentato a Bari la ricerca dal titolo «People first. Il capitale sociale e umano: la forza del Paese» , un’indagine sul livello di istruzione in Italia e sul rapporto scuola-lavoro.

Il quadro che emerge dall’indagine non è dei più incoraggianti: il divario tra il grado di istruzione italiana e quello dei paesi europei più avanzati è tale da causare una perdita di quasi 15 punti percentuali di PIL. Detto in altre parole, se nel giro di 10 anni riuscissimo a eguagliare il livello di istruzione di paesi come la Germania, si avrebbe un aumento del prodotto interno lordo di 234 miliardi, pari a 3.900 euro a cittadino.

Il punto debole della scuola italiana sembra essere la scuola media, che non solo non è più in grado di garantire un livello di conoscenza adeguato, ma ha anche perso la sua funzione orientativa. “Oggi per contro – ha sottolineato il direttore del Centro studi di Confindustria Luca Paolazzi – la scuola media è il luogo dove si creano le prime disuguaglianze fra studenti sulla base della loro origine economico-sociale e culturale, disuguaglianze destinate a esplodere nella secondaria di secondo grado. E’ quindi urgente che essa ritrovi la missione di garantire a tutti una formazione di base di qualità”. ( Il Sole 24 Ore http://24o.it/11zRI1)

Per quanto riguarda l’istruzione universitaria, solo il 21% degli studenti italiani è laureto, mentre un altro 21% abbandona l’università prima del termine. Tra quelli che ce la fanno, solo 1 su 5 riesce a trovare un impiego che consente di sfruttare le competenze acquisite durante gli studi, contro una media europea che si aggira intorno al 34,8% (peggio di noi riesce a fare solo la Russia). (http://www.rainews.it/)

Nonostante questo lo studio, in Italia, premia: chi consegue una laurea ha il 40% di probabilità in più di trovare lavoro rispetto a un diplomato. Inoltre la laurea garantisce maggiori possibilità di reddito e di fare carriera nel corso del tempo.

Ultima nota dolente riguarda la mobilità sociale, cioè la capacità di un soggetto di moversi da una posizione ad un’altra all’interno del sistema della stratificazione sociale. Pare infatti che chi ha genitori laureati abbia molte più probabilità di laurearsi. Se si guarda ai titoli di studio degli adulti che hanno tra i 25 e i 59 anni nel 2011, in base al più alto titolo di studio dei loro genitori, tra chi ha almeno un genitore laureato, il 64% ha la laurea, mentre per i figli dei diplomati questa percentuale scende al 32%. ( Il Sole 24 Ore )

Insomma, per far ripartire l’economia è necessario ristrutturare il sistema scolastico in maniera adeguata, non concentrandosi solo sul tagliare le spese “inutili”, ma cercando di innovare il programma didattico cercando di allinearlo a quelle che sono le esigenze del mondo del lavoro, investendo in infrastrutture e nuove tecnologie.

Che ne pensate? E’ solo un sogno, o può diventare realtà?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *